venerdì 23 giugno 2017

Ritorno in cascina.

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 Tornavo in Cascina il fine settimana e “La cà de Cané” la Casa tra i canneti mi sembrava ancora più accogliente. A Brescia i bombardamenti erano continui e scarseggiava tutto. Si viveva nella paura, ma in cascina, quell’autonomia che in tempi normali poteva sembrare carente dava – nella tragica situazione di quegli anni – l’idea del privilegio. 

Lì c’era ancora il pane, la polenta, si poteva sacrificare qualche gallina, c’era il latte, c’erano le uova e frutta e verdura come in tempi normali. E la notte ci si poteva spogliare per andare a letto, senza dover rimanere pronti a scappare nei rifugi. Si sentiva però il deflagrare delle bombe sulla città e quel sollievo dalla fame, non fugava l’angoscia. Le automobili erano poche e quasi tutte utilizzate dai militari perché quelle poche di proprietà privata erano state tutte requisite. 

Anche molte case di lusso, belle villette erano state requisite per alloggiare gli alti papaveri, e gli alti gradi militari. Con l’entrata in vigore delle folli leggi raziali molti italianissimi ebrei erano stati deportati. Era il tempo dell’oro alla Patria, delle cancellate di ferro divelte perché anche il ferro serviva. Era il tempo della Repubblica di Salò, di rappresaglie, retate, mitragliamenti, smembramenti familiari. Nella stessa famiglia un giovane aderiva alla Repubblica e l’altro combatteva a suo modo in montagna. Lacerazioni di ogni genere, tempi di quotidiano terrore.


Io vedo la guerra incarnata in un enorme, gigantesco mostro senza occhi con mille braccia e mumerosi grandi piedi che schiacciano tutti noi improvvisati bonsai d’uomo che fuggono terrorizzati con in braccio i loro cuccioli e inciampano e soccombono  senza scampo. Maledetta guerra e stra/maledetti tutti coloro che – al riparo – costringono altri a subirla. 
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giovedì 22 giugno 2017

In cascina !

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20 giugno 2017

- In cascina vivevano, abbastanza autonomamente, numerose famiglie e i bambini abbondavano .Ricordo che quando ad una mamma si chiedeva “Quanti figli ha ? la risposta era sempre preceduta dalla parola “Viventi !” “Viventi 7 “ Viventi 14 “ e viventi stava a significare che i più gracili, quelli che non ce la facevano erano (quasi) nella previsione. Il freddo, la miseria, la lontananza dai centri di cura dove, per arrivarci c’erano soltanto le biciclette, quando c’erano. E le strade, d’inverno, diventavano impraticabili.
La mia zia Isabella abitava stabilmente in cascina con lo zio Vittorio e non avevano figli. Io arrivavo, attesa e amnirata dalla città, perché portavo sempre le scarpe e una ventata di curiosità animava i bambini del posto : “ Ghe riat la bresanina “ è arrivata la brescianina !
Nelle lunghe serate estive, sotto il lungo portico sistemavamo le panchine e io facevo teatro. Recitavo poesie, e inventavo scenette scegliendo tra i bimbi del posto, gli aspiranti attori. La scenetta che dovevo ripetere a furor di “bis” era la seguente: In scena con qualche straccio legato sui fianchi per farla sembrare adulta una bimba grandicella doveva chiedermi :
“Che fai bella fanciulla che guardi lontano per quella via ?” “ Oh, se sapessi –rispondevo io molto calata nella parte – quando fu morta, l’han portata di là la mamma mia, ma mi han detto che debba tornare ! “ “ Ma non sai bella bambina che i morti al mondo non tornano più ?” e io con sul viso l’espressione dell’ indomita certezza rispondevo “Tornan nel prato i fiorellini miei, tornan le stelle…TORNERA’ ANCHE LEI “e gli applausi, anche degli adulti per questa attestazione di incrollabile fiducia, erano scroscianti !
Tutto questo ci procurava quasi sempre una fettina di prezioso bossolà. (una semplice torta col buco, pieno di felicità)
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E ancora, amarcord !


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C’era a quel tempo, un evento ricorrente che eccitava le fanciulle ed era il bagno settimanale al fiume. Partivamo, nel tardo pomeriggio del sabato, ognuna con il fagottino della biancheria pulita, un asciugamano e una fetta di sapone di Marsiglia conservato in una scatolina di latta.   

Si, d’accordo, c’era la gioia dello stare insieme, l’eccitazione per il superamento del contatto con l’acqua gelida del fiume, ma a 14, 15 o 16 anni c’era anche un altro elemento che contribuiva a rendere civettuolo il nostro procedere. I ragazzi della cascina si appostavano tra i cespugli per spiarci e noi lo sapevamo! Le ragazze del posto indossavano, per entrare in acqua, delle camicione larghe, di tela grezza, senza maniche, corte fino al ginoc­­­chio che non si appiccicavano al corpo, nemmeno bagnate. Ma io ero l’unica, invidiata diva del momento, ad indossare il costume da bagno di lana che spinava un po’ ma lasciava scoperte interamente le gambe. 

Ridevamo di tutto e per niente e ad un certo punto entravamo in quell’acqua al cui ricordo ancora  gelo. Non si nuotava ovviamente perché quello era un bagno dedicato all’ igiene e con quel sapone ci lavavamo anche i capelli. Quando i ragazzi uscivano allo scoperta fingevamo di stupirci e tiravamo loro i sassi del fiume, facendo attenzione a non colpirli. Ma che sfacciati, opperbacco, sussurravamo intimamente compiaciute.  

Ma finita la terza media il tempo degli svaghi si è drasticamente ridotto e io ho dovuto affrontare il mondo del lavoro. 14 anni, licenza di scuola media, vengo a colloquio con un noto commercialista in Brescia, con la mia mamma al fianco che temeva mandassi tutto all’aria con qualche risposta azzardata. E la prima è uscita nell’approccio. “Quanti anni hai ?” “14, e lei? “ Ma era una risposta così allegra, sorridente e provocatoria che ha stimolato la simpatica risposta “49, perché ? Vuoi assumermi ?” E il ghiaccio era rotto. 

“Cosa sai fare?” “Pochissimo, un po’ di dattilografia e un po’ di stenografia, ma ho voglia d’imparare “ Lo vedo perplesso osservare la pagella e prendere brevi appunti. “Scusi Dottore – se le può andar bene io incomincio domani, provo un mese e se le vado bene mi paga e mi tiene. Se non le vado bene la ringrazio e me ne vado “ Il dr.Zanini sorride e mi congeda con una stretta di mano : “Domani mattina alle 9, puntuale” Ci sono rimasta due anni, molto importanti per il mio apprendistato poi, in piena guerra sono stata assunta in una sede del Ministero delle Finanze che da Roma si era trasferito nella mia città . Avremo tempo di parlarne ! 
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mercoledì 21 giugno 2017

Amarcord !

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Ho sempre trascorso le vacanze scolastiche e il tempo libero, dai 9 ai 17 anni IN CASCINA nell’entroterra del lago di Garda, dalla mia zia Isabella. Là è avvenuta la mia educazione sessuale dovuta all’osservazione degli animali che andavano in calore, si accoppiavano, fino ad arrivare al parto e all’allattamento in tutto il ciclo vitale. E nulla mi stupiva.

Io e Daria, una delle figlie dei contadini passavamo ore a guardare i bachi da seta che si nutrivano di freshe foglie di gelso poi, andavamo per more tra i rovi che costeggiavano il fiume Chiese dalle acque limpide, gelide e saltellanti tra i sassi. 

Nonno Momolo pescava trote nel fiume Chiese mentre noi ci arrampicavamo sulle scale a pioli appoggiate agli alberi di ciliegio per gustare i duroni che erano gustosissimi chiari e rosei.
Raccoglievamo fichi, quelli bianchi di modeste proporzioni che sapevano di ruvido miele. Cinque o sei fichi e un panino costituivano una colazione da re. 

Giornate piene di gioia, di nuovi interessi, di appaganti scoperte riferite ai doni che la natura elargiva a piene mani. Mi svegliavo davvero al canto del gallo tra quelle lenzuola di tela ruvida tessuta in casa che profumava di lavanda e sentivo subito il prepotente appetito che mi spingeva a gustare – già in attesa sul tavolo della vasta cucina - latte e caffè d’orzo col buon pane fatto nel forno sotto il portico. Pane freschissimo, ancora caldo e odoroso che - negli anni in cui il pane scarseggiava in città – era meglio della più deliziosa brioche.
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domenica 18 giugno 2017

E spesso...tornano !

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bock notes di renata mucci
Giornale di Brescia domenica 18 giugno 2017


Dal figliol prodigo al figlio separato !

E, spesso, tornano ! I figli maschi intendo, quelli che vivevano fuori casa, con le loro nuove famiglia, nel matrimonio o in una seria convivenza. I figli maschi che, generalmente, lasciano la casa all’ex compagna di vita, e tornano alla famiglia d’origine dove trovano i genitori o uno solo di essi, provocando un notevole sconvolgimento emotivo e di abitudini. 

A volte ad accogliere il figlio reduce dal fallimento di un’unione, è una madre sola che si ritrova a dover ricostruire una familiarità di notevole impegno. In un contesto anagrafico pesante si inserisce una perdita di libertà, un sovraccarico di adempimenti. che inizialmente destabilizza ma, come nota a favore, si inserisce poi un senso di maggior sicurezza per questa rassicurante presenza.
Ma preoccupazioni, anche di ordine economico si collocano stabilmente nella quotidianità di questo figlio e, non ultima, è l’incognita verso un domani tutto da ricostruire. Forse ci sarà un nuovo incontro e anche qui, l’ansia si insinua. 

E, vogliamo parlare dei nipoti ? Improvvisamente costretti a fruire dell’affetto “a ore” dei genitori, sballottati e indubbiamente disorientati, subiscono carenze difficilmente colmabili. Un miscuglio di sensazioni che hanno il sentore acre della sconfitta insieme al rimpianto per ciò che poteva esse e non è stato. Un ritorno che, purtroppo, di festoso non ha proprio nulla.
Unica nota positiva e consolante l’annientamento di quell’atmosfera insostenibile che offuscava il clima familiare.
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venerdì 16 giugno 2017

La forza di facebook

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La forza di facebook !Ce la descrive, con l’ intensità dei sentimenti, l'amico carissimo Enzo Platto che trova conforto - alle inevitabili carenze giornaliere - nel contatto con gli amici di tastiera e di vita. Ed è davvero confortevole scoprire che FB può essere un giardino accogliente, con il cancello sempre spalancato ! 

Questo spazio – se riesce ad impedire l’ingresso alla volgarità, alla villania, alla supponenza – se viene usato il con garbo e nel rispetto reciproco, si delinea come un’oasi adatta alla sosta serena e rigenerante. Consente l’instaurarsi di simpatie che si trasformano, talvolta, in vere e durature amicizie e ci fa sentire spesso meno soli. 

E io propongo una gioiosa hola inneggiante a questo spazio che si offre generosamente a impalpabili, nascoste esigenze dell’anima.
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mercoledì 14 giugno 2017

Amore e dintorni.

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Le mie mani, come farfalle impazzite disturbano la scrittura e la comunicazione con voi.
Saltano, sconvolgono e richiedono un impegno costante e molto molto amorevole 
Dominare questo tremito convulso non è facile e correggere è indispensabile e consueto. 

Ma resisto. Siete importanti, per me 
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Reminiscenza.

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" Narrami o Diva, del pèlide Achille l'ira funesta, che infiniti addusse lutti al achei." 

Questa invocazione arriva dalla notte dei tempi a testimoniare la staticità delle menti e degli eventi.
Sempre, da sempre e forse per sempre l'homo odia i suoi simili e su di essi sfoga "l'ira funesta". 

Ma se è vero che la goccia scava la pietra, vale impegnarci per cambiare la mentalità. Dirottare il pensiero verso un solidale atteggiamento verso l'altro, SI PUO' E SI DEVE.

PROVIAMOCI, ALMENO
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